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Gli stereotipi economici antiebraici (l'ebreo usuraio, banchiere, stregone della finanza) rappresentano dei miti che hanno avuto ricadute dirompenti sulla storia europea – con secoli di persecuzioni - così come sulla stessa organizzazione dell'economia. Hanno permesso la costruzione artificiosa di un nemico a cui attribuire ogni responsabilità per eventuali distorsioni del sistema economico. E i lavori di due studiose come Julie Mell - The Myth of the Medieval Jewish Moneylender - e Francesca Trivellato - The Promise and Peril of Credit: What a Forgotten Legend about Jews and Finance Tells Us about the Making of European Commercial Society (che sarà pubblicato in Italia da Laterza) - aiutano a capire quanto siano profonde le radici di questi artifici e come siano stati utilizzati come armi dalla maggioranza, in particolare cristiana, nel corso dei secoli. Per questo, spiega lo storico Giacomo Todeschini è importante leggere i volumi di Mell e Trivellato: ci aprono gli occhi su come delle falsificazioni abbiano portato a modificare la realtà stessa.
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Due libri molto diversi, ma altrettanto straordinari nella loro capacità di raccontare la storia tragica del Novecento. Sono Vita e destino e L'inferno di Treblinka di Vasilij Grossman, opere scelte dalla storica Anna Foa in questa nuova puntata di pagine di storia.
“Come l'acqua e il sangue. Le origini medievali del pensiero economico” (Carocci) è il titolo dell'ultimo saggio dello storico Giacomo Todeschini. Una approfondita analisi del sistema di immagini, proveniente da un Medioevo solo in apparenza lontano, che ancora oggi determina molta parte del pensiero economico attuale. “Nel libro ho cercato di far vedere come economisti che appartengono a tendenze molto diverse, ideologicamente lontani, usino però le stesse immagini, gli stessi modelli di realtà, per dire cose molto differenti”, spiega Todeschini, presentando il suo ultimo lavoro nella nuova puntata di pagine di storia, approfondimento a cura della redazione di Pagine Ebraiche. Un percorso per immagini, quello raccontato da Todeschini, in cui si fa riferimento anche all'intreccio tra economia e religione. E a i problemi che questo legame ha prodotto nel tempo a minoranze come quella ebraica.
“Tre donne rese diverse dalla religione, dal contesto culturale e sociale, dalle scelte di vita. Hanno in comune il fatto di essersi raccontate attraverso la penna, la scrittura, il disegno. Sono state cioè tutte e tre donne che hanno vissuto e operato in un mondo di uomini: 'ai margini”. Sono le protagoniste di Donne ai margini, il saggio della storica americana Natalie Semmon Davies, al centro della nuova puntata di pagine di storia con Anna Foa. “Un libro fascinosissimo, - spiega Foa- che suscita in noi la curiosità dei confini e che ci rende familiare il passato”
Adam Michnik, storico polacco, dissidente negli anni della dittatura comunista, giornalista, nel 2007 uscì con il libro Il pogrom (Bollati Boringhieri), dedicato al pogrom di Kielce del 1946, in cui i polacchi uccisero – finita la seconda guerra mondiale - in un vero e proprio pogrom decine di ebrei. Un libro che parla di Polonia, di antisemitismo, della reazione della chiesa polacca al pogrom, di responsabilità impunite e di ferite ancora vive; un libro scelto dalla storica Anna Foa per la puntata di oggi di pagine di storia.
“Lo storico ha un unico dovere: quello di fare il proprio mestiere, anche se i risultati del suo lavoro alimentano il dibattito pubblico, la memoria collettiva o vengono strumentalizzati dall'istanza politica. E ciò perché quando il tempo scolorisce le tracce, resta l'iscrizione degli eventi nella storia che l'unico avvenire del passato”. È la dichiarazione di principio che la storica Annette Wieviorka mette a chiusura del suo libro L'era del testimone Raffaello Cortina Editore. Uno spunto sul ruolo della storia e della Memoria su cui riflette la storica Anna Foa, a partire proprio dal libro della Wieviorka, nella nuova puntata della rubrica pagine di storia.