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Per decenni il giudizio sull’affidabilità finanziaria dei Paesi africani è stato emesso quasi esclusivamente da tre grandi agenzie americane: Fitch, Moody’s e Standard & Poor’s. Un giudizio che incide direttamente sul costo del debito, sulla capacità di attrarre investimenti e, in definitiva, sulle prospettive di sviluppo economico. Oggi però qualcosa sta cambiando. Il 5 ottobre debutterà infatti l’African Credit Rating Agency, la prima agenzia di rating continentale promossa dall’African Peer Review Mechanism dell’Unione Africana. L’obiettivo è offrire una lettura alternativa e complementare delle economie africane, in un settore dominato da decenni dalle cosiddette Big Three americane. Ma davvero le agenzie occidentali giudicano l’Africa con criteri inadeguati? E la nascita di un rating “made in Africa” può cambiare le regole del gioco oppure rischia di essere percepita come poco indipendente? Ne parliamo con Alberto Magnani, corrispondente del Sole 24 Ore da Nairobi.
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In Serbia, per provare a vincere le elezioni di domenica 25 ottobre 2026, si cammina. Da una settimana migliaia di giovani percorrono decine di chilometri al giorno verso Belgrado per sostenere Studentska Lista, la formazione della società civile che sfida Aleksandar Vučić. L’obiettivo è mobilitare gli elettori, combattere l’astensionismo e cambiare il Paese, arginando la corruzione. Riusciranno a fare la differenza? Ne parliamo con Micaela Cappellini del Sole 24 Ore.
Dall’Italia alla Francia, dal Belgio alla Spagna, dal Portogallo all’Albania, le proteste che attraversano diverse società europee raccontano tensioni e disagi differenti, ma sollevano anche interrogativi comuni sul rapporto tra giovani, istituzioni e futuro. Come distinguere il diritto di manifestare dagli episodi di violenza? E che cosa ci dicono queste mobilitazioni sulla tenuta del patto sociale? Ne parliamo con Mauro Magatti, professore ordinario di Sociologia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
L’operazione al polmone è andata bene e Leone XIV è già tornato al lavoro. Eppure, dopo appena un anno e mezzo di pontificato, il fattore salute è al centro della scena. Quanto può pesare la malattia di un Papa? E che cosa cambia quando la guida della Chiesa diventa, come decine di milioni di persone nel mondo, un paziente oncologico? Ne parliamo con Carlo Marroni, vaticanista del Sole 24 Ore.
L’Ucraina si prepara a un altro inverno di guerra mentre sul fronte diplomatico infiammano le tensioni. Trump accusa Zelensky di ostacolare la pace, Kiev denuncia la carenza di Patriot per difendersi dai missili balistici russi e Putin prepara un possibile tavolo con Usa e Cina, senza Ucraina né Europa. Nel mezzo c’è il Papa, che prova ad aprire una via negoziale telefonando di persona al Cremlino. E chi la guerra la vive, al fronte o troppo poco lontano. Ne parliamo con Gigi Donelli, giornalista di Radio 24 appena rientrato da quelle terre.
A meno di tre settimane dalle elezioni di metà mandato, le guerre rischiano di diventare un problema elettorale per Donald Trump. Il presidente che aveva promesso di tenere gli Stati Uniti fuori dai conflitti internazionali si trova a gestire una guerra con l’Iran sempre più impopolare, mentre cerca un’intesa con Putin per contenere i prezzi dell’energia e continua a sostenere Israele. Scelte che mettono alla prova l’identità del Partito repubblicano, diviso tra il tradizionale interventismo conservatore e l’America First del movimento Maga. Ma quanto sono profonde queste fratture? Gli elettori repubblicani condividono davvero la politica estera di Trump o continuano a sostenerlo nonostante le sue decisioni? E soprattutto, quanto peseranno le guerre nelle urne del 3 novembre, in un Paese dove il costo della vita resta la principale preoccupazione? Ne parliamo con Alessia De Luca, giornalista, esperta di relazioni transatlantiche e Senior Advisor dell’ISPI e con Mario Del Pero, storico degli Stati Uniti a Sciences Po (in collegamento dagli Stati Uniti).