Charlot

Inseguendo quel suono

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Show Notes

® Non è semplicemente la musica composta per accompagnare le immagini, la colonna sonora di un film orienta le emozioni, aiuta e il senso di una scena, la trasforma in qualcosa d’indimenticabile. Da qualche anno, però, quel lavoro quasi invisibile sta diventando sempre più visibile. E lo diventano, letteralmente, le orchestre. Il fenomeno del cineconcerto — la proiezione di un film con la colonna sonora eseguita dal vivo in perfetto sincrono — ha conosciuto negli ultimi anni una diffusione sorprendente, fino a rappresentare una vera tendenza culturale. A Milano e Roma di recente è andato in scena Il ritorno dello Jedi con l’Orchestra Italiana del Cinema. Profondo Rosso ha aperto l’edizione 2025 del Roma Film Music Festival con Claudio Simonetti e i Goblin, ed è stato successivamente riproposto al festival Tutti i colori del giallo di Massagno. Psycho e Nosferatu hanno animato il LAC. Dal blockbuster alla riscoperta del cinema muto, il pubblico risponde ogni volta con un crescente entusiasmo. Ma perché sedersi in sala con un’orchestra davanti allo schermo, quando si potrebbe rivedere lo stesso film comodamente a casa? La risposta è forse nella natura stessa dell’esperienza. Come insegnano Ennio Morricone e John Williams, la musica non accompagna semplicemente le immagini, le trasforma. Ospiti di Charlot, Alessandro De Rosa, compositore e coautore dell’autobiografia di Ennio Morricone Inseguendo quel suono (Mondadori, 2016); Annalisa Canfora, direttrice artistica e project manager della Fondazione Ennio Morricone e, infine, il compositore e presidente dell’Associazione Compositori Musiche per Film, Roberto Pischiutta, noto con lo pseudonimo di Pivio. Prima emissione: 17 maggio 2026.

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Oct 17, 2026

Il documentario è per definizione il cinema del reale, eppure non ha mai smesso di chiedersi come il reale vada raccontato. Mostrare, ricostruire, nascondere, evocare. Il cinema documentario, in più di un’occasione, ha usato l’animazione per raccontare ciò che le immagini dal vero non potevano o non volevano mostrare. Ma cosa guadagna il racconto e che cosa si rischia, quando la forma si allontana dalla registrazione diretta della realtà? E come può distinguere lo spettatore ciò che è documentato da ciò che invece è ricostruito? In definitiva, ogni scelta di forma è anche una presa di posizione sul proprio contenuto. Lo dimostrano alcune delle opere della 13esima edizione Film Festival Diritti Umani di Lugano, dove la forma è una parte essenziale di ciò che il film dice. Nyumba di Francesco Del Grosso, “casa” in swahili, racconta la storia di cinque migranti approdati in Calabria dopo aver attraversato il Mediterraneo e ricorda la strage di Cutro del 2023. A dare corpo ai loro ricordi è la sand art di Rachele Strangis, con la stessa sabbia della spiaggia dove tutto è accaduto. Il sospetto – Dalla banca al bancone di Piero Martinis è invece un’inchiesta sulla presenza mafiosa in una città immaginaria, Cerate, che ricorda molto da vicino Lugano. E le immagini de Il sospetto sono quasi tutte generate dall’intelligenza artificiale per proteggere le fonti, e il cortometraggio lo dichiara fin dall’inizio. Ospiti di Charlot, Daniele Dottorini, professore associato di cinema all’Università della Calabria e programmatore del Festival dei Popoli di Firenze, autore di La passione del reale. Il documentario o la creazione del mondo (Mimesis, 2018) e, insieme a Vittorio Iervese, di Lessico del reale. Le parole del cinema documentario (Meltemi, 2026). Con lui il regista, sceneggiatore, critico cinematografico e saggista Francesco Del Grosso, autore dei documentari Stretti al vento - Storie di navigazioni in solitario (2008) e Negli occhi (2009); e il documentarista e regista luganese Piero Martinis.

Oct 10, 2026

Il teatro come luogo in cui raccogliere le fonti e archiviare le macerie del presente, ma anche come rifugio in cui cercare senso di fronte a una Storia e a una Realtà che viaggiano a velocità incontrollabili. È la linea che Paola Tripoli, direttrice artistica del FIT Festival (29 settembre-11 ottobre 2026), ha impresso alla 35ª edizione della manifestazione luganese. Gli spettacoli in cartellone non sono soltanto teatro politico: sono l’affermazione di una resistenza a una Realtà/Spettacolo a cui opporre Spettacoli/Realtà. Opere che rifiutano risposte semplici per farsi vera e propria “geografia della rabbia” e “topografia del conflitto”. In un panorama dominato dalla semplificazione digitale, la scena si trasforma in un archivio di corpi e testimonianze, dove lo spettatore smette di essere passivo per farsi testimone consapevole delle fratture del nostro tempo.

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