Radio Giap Rebelde - l'audioteca di Wu Ming - Archivio 2011 - 2016

Omnia Sunt Communia. Riflessioni singolari (e musicali) sulla scrittura collettiva

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Show Notes

Il 15 ottobre 2016, noialtri – Wu Ming 1, il poeta Lello Voce e il trombettista compositore ingegnere musicale Frank Nemola – eravamo al festival CartaCarbone di Treviso.

Nell’auditorium di Santa Caterina, abbiamo proposto per la prima volta la conferenza/reading/concerto Omnia Sunt Communia. Riflessioni singolari (e musicali) sulla scrittura collettiva.

Siamo partiti dal libro/album di Lello e Frank, Il fiore inverso – oggi fresco vincitore del Premio Elio Pagliarani di poesia, qui la presentazione dei brani dell’album – e da Un viaggio che non promettiamo breve, per una scorribanda nei rapporti tra poesia, amore e insurrezione.

Abbiamo omaggiato Franco Fortini, gli Area, Fabrizio De Andrè, Horacio Ferrer, Raimbaut D’Aurenga, Pharoah Sanders, Bruno Maderna, la resistenza occitana e quant’altro.

L’inizio con L’Internazionale è stato sconvolgente per una (minuscola) parte di pubblico, che ha deciso di alzarsi seduta stante e, platealmente, fuggire. Nessuno li ha rimpianti.

Qui proponiamo la registrazione dell’intero evento.

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[WM1:] Nel primo pomeriggio dell’11 settembre 2016, mentre l’America commemorava il quindicesimo anniversario dell’attacco terroristico alle Twin Towers (un’immane strage di civili, di proletari), io e il pianista e polistrumentista Fabrizio Puglisi siamo saliti sul palco dell’Auditorium Monteverdi, la sala concerti del conservatorio «Lucio Campiani» di Mantova, e abbiamo improvvisato insieme. Tutt’intorno, e anche tra quelle pareti, c’era la ventesima edizione del Festivaletteratura. Voce, pianoforte, pianoforte preparato… e il «rombo», uno strumento semplice e antico, pervenutoci dalla Magna Grecia. Non avevamo fatto prove, ma sapevamo di essere in sintonia. Ho letto il cap. 2 del mio vecchio romanzo New Thing (Einaudi, 2004), intitolato Non puoi odiare le radici senza odiare l’albero; Fabrizio ha cucito rumori e lacerti di Thelonious Monk, Cecil Taylor, Otis Spann e variazioni su Lift Every Voice and Sing, l’inno nazionale afroamericano. Avevamo chiamato la performance We Insist!, chiaro omaggio alla Freedom Now Suite di Max Roach, e avevamo aggiunto tra parentesi: For Emmanuel Chidi Namdi, per ricordare Emmanuel, più volte vittima del neofascismo e del putridume razzista italiano. Perché, se non si è capito, si parlava del razzismo. O meglio, contro il razzismo.

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