
Serena D'Angelo intervista WM2 su «Il sentiero luminoso»
Radio Giap Rebelde - l'audioteca di Wu Ming - Archivio 2011 - 2016Show Notes
Intervista realizzata il 5 novembre 2016 alla Fiera della Microeditoria, Chiari (BS).
A piedi da Bologna a Milano, costeggiando la linea ad alta velocità, per scoprire un'altra pianura padana.
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Zó bòt!!! è il progetto di improvvisazione radicale musiche/testo basato su L'Armata dei Sonnambuli e portato avanti dalla band Cvasi Ming, formata da:
Il 15 ottobre 2016, noialtri – Wu Ming 1, il poeta Lello Voce e il trombettista compositore ingegnere musicale Frank Nemola – eravamo al festival CartaCarbone di Treviso.
Nell'anniversario della "Battaglia del Seghino", il primo grande episodio di resistenza di massa contro il Tav, e in concomitanza con l'uscita nelle librerie, Wu Ming 1 dialoga con Alessandro Canella presenta in esclusiva radiofonica per Bologna Un viaggio che non promettiamo breve. 25 anni di lotte No Tav (Einaudi).
Dall'eroe Scaramouche alla resistenza No Tav, dal XVIII al XXI secolo. Il 20 settembre 2016, nel finale del live Zó bòt!!! alle Serre dei Giardini Margherita di Bologna Wu Ming 1 ha letto un brano dal suo libro Un viaggio che non promettiamo breve: Prima Parte, «Aura», 31 ottobre 2016: la battaglia del Seghino.
[WM1:] Nel primo pomeriggio dell’11 settembre 2016, mentre l’America commemorava il quindicesimo anniversario dell’attacco terroristico alle Twin Towers (un’immane strage di civili, di proletari), io e il pianista e polistrumentista Fabrizio Puglisi siamo saliti sul palco dell’Auditorium Monteverdi, la sala concerti del conservatorio «Lucio Campiani» di Mantova, e abbiamo improvvisato insieme. Tutt’intorno, e anche tra quelle pareti, c’era la ventesima edizione del Festivaletteratura. Voce, pianoforte, pianoforte preparato… e il «rombo», uno strumento semplice e antico, pervenutoci dalla Magna Grecia. Non avevamo fatto prove, ma sapevamo di essere in sintonia. Ho letto il cap. 2 del mio vecchio romanzo New Thing (Einaudi, 2004), intitolato Non puoi odiare le radici senza odiare l’albero; Fabrizio ha cucito rumori e lacerti di Thelonious Monk, Cecil Taylor, Otis Spann e variazioni su Lift Every Voice and Sing, l’inno nazionale afroamericano. Avevamo chiamato la performance We Insist!, chiaro omaggio alla Freedom Now Suite di Max Roach, e avevamo aggiunto tra parentesi: For Emmanuel Chidi Namdi, per ricordare Emmanuel, più volte vittima del neofascismo e del putridume razzista italiano. Perché, se non si è capito, si parlava del razzismo. O meglio, contro il razzismo.