
Show Notes
Il primo marzo del 1932, in una casa isolata a due ore d’auto da New York, qualcuno appoggia una scala di legno a una finestra e porta via un bambino di venti mesi. Suo padre è l'uomo più famoso del mondo: Charles Lindbergh, il primo a trasvolare l'Atlantico in solitaria.
Da quella notte l'America non parla d'altro. Poliziotti, giornalisti, curiosi, truffatori. Tutti a caccia della stessa risposta: dov'è il bambino? Finché un uomo non finisce alla sbarra. E comincia il processo del secolo. I cronisti appollaiati sugli alberi. La folla arrivata a migliaia.
La giustizia spettacolo come la conosciamo oggi comincia qui.
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Nell’estate del 1960 Sandro Pertini torna a Genova e infiamma Piazza della Vittoria contro il congresso del Movimento Sociale Italiano. È già un parlamentare della Repubblica, ma continua a comportarsi come il partigiano che considera l’antifascismo una parte irrinunciabile della democrazia. Da qui Luca Bizzarri ripercorre la carriera politica di Pertini: il rapporto complicato con i comunisti, la difesa dell’autonomia socialista, la presidenza della Camera e lo scandalo dei finanziamenti dei petrolieri ai partiti. Con Marco Damilano e Giancarlo De Cataldo entra poi nel rapporto con Bettino Craxi, fatto di vicinanza politica, diffidenza e scontri, fino agli anni del Quirinale e alla difficile uscita di scena del 1985. Ma la puntata racconta anche come Pertini sia riuscito a diventare qualcosa di più di un uomo di partito: un presidente amato dai cattolici, celebrato dagli Skiantos e dagli Ex-Otago, trasformato da Andrea Pazienza nel piccolo “Pert”. Un politico dentro il Palazzo che, fino alla fine, ha continuato a sembrare estraneo alle sue regole.
Il 25 aprile 1945 Sandro Pertini parla dai microfoni di Radio Milano Libera mentre nelle città del Nord comincia l’insurrezione contro nazisti e fascisti. Ma per arrivare a quel giorno ha già combattuto per quasi trent’anni. Luca Bizzarri torna all’inizio della storia: al giovane socialista e antimilitarista che parte comunque per la Prima guerra mondiale, all’avvocato pestato dagli squadristi, alla fuga rocambolesca in Corsica con Filippo Turati e al ritorno clandestino in Italia sotto la dittatura. Con Giancarlo De Cataldo e Marco Nicolini ricostruisce gli anni del carcere e del confino, il rifiuto della grazia chiesta dalla madre e l’evasione da Regina Coeli. E attraverso i ricordi del partigiano Giordano Bruschi arriva alla Resistenza, alla Liberazione e alla scelta di Pertini di approvare la fucilazione di Mussolini, ma non lo scempio di Piazzale Loreto. È la storia di come un uomo disposto a pagare un prezzo altissimo per le proprie idee diventa, prima ancora che presidente, il mito di Sandro Pertini.
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“Un uomo deve saper piangere”, diceva Sandro Pertini. Il 2 agosto 1980, tra le macerie della stazione di Bologna, il presidente piange davvero. Da quella scena comincia il racconto di un settennato che cambia il rapporto tra il Quirinale e gli italiani. In questa puntata Luca Bizzarri ripercorre l’elezione di Pertini nel 1978, mentre il Paese è ancora sconvolto dall’omicidio di Aldo Moro e dagli anni di piombo, e racconta un presidente che non vive al Quirinale, litiga con i collaboratori e poi chiede scusa, risponde alle lettere dei bambini e interviene pubblicamente contro i ritardi dello Stato dopo il terremoto dell’Irpinia. Con Marco Damilano, Albertina Gasparoni, Piero Badaloni ed Enrico Brizzi torniamo anche a Vermicino e ai Mondiali del 1982, fino alla celebre partita a scopone sull’aereo degli Azzurri. Pertini porta la presidenza fuori dal Palazzo e dentro la televisione, inaugurando un rapporto diretto con il pubblico che la politica, negli anni successivi, userà in modi molto diversi.
“Non c'è libertà senza giustizia, non c'è giustizia senza libertà”: è questo il principio a cui Sandro Pertini è stato fedele fino in fondo. L’ex presidente della Repubblica, il più amato d’Italia, ha voluto dimostrare di essere anzitutto un uomo giusto. E a parlare sono i fatti, la sua straordinaria biografia: combattente antifascista con sei condanne e due evasioni, tra cui una fuga in motoscafo con Filippo Turati; organizzatore della Resistenza; politico capace di accendere le piazze; presidente che sta accanto al popolo tra le macerie, che sa piangere, e che però sa anche gioire, con i pugni alzati al cielo negli spalti di uno stadio.